Già dalle scuole elementari abbiamo imparato che nella lingua italiana esistono due generi: quello maschile e quello femminile. Ci hanno insegnato che la luna è femmina e il sole è maschio e hanno radicato in noi l’idea che le bambine debbano giocare con le bambole ed i bambini con le automobili.
Ma le persone sono molto più di vecchie regole grammaticali ed è ormai il momento per comprenderlo (per comprenderlo davvero) perché stiamo vivendo un’era in cui è sempre più chiaro che il genere non è binario e che le persone non possono essere incasellate in schemi così rigidi.
Sui social sta spopolando l’uso dei pronomi di preferenza accanto al nome di ogni utente; essi indicano, appunto, i pronomi con cui l’utente vuole essere appellatə e sono: she/her (dall’inglese lei) per le persone che si identificano nel genere femminile, he/him (dall’inglese lui) per le persone che si identificano nel genere maschile, e they/them (dall’inglese loro) per le persone che non si riconoscono in nessun genere, in entrambi, in una sfumatura nel mezzo o in una completamente estranea a maschile e femminile. Per questo i pronomi scelti possono anche essere un mix di quelli visti in precedenza: she/them, he/her e così via.
Comunicare i propri pronomi assume un carattere rivoluzionario: serve a ricordare che il mondo non è tutto o bianco o nero (o meglio, celeste o rosa) e al contempo cerca di disabituarci a dare per scontato il genere di una persona basandoci sull’aspetto fisico. È fondamentale quindi che non sia una pratica esclusiva dalle persone transgender, intersex, non-binary o genderfluid, per evitare soprattutto che questo le esponga ancora di più e costringa ad outing non voluti, aumentando il rischio di marginalizzazione, discriminazione e violenza.
Il discorso si dirama e diventa un po’ più complicato quando si parla di aggettivi e nomi: la lingua italiana ha una connotazione prettamente sessista e binaria, a causa della perdita del neutro. Ci si sta però indirizzando verso una forma inclusiva, che permette di non rivolgersi agli altri utilizzando forme linguistiche che potrebbero metterlə a disagio perché lasciano intendere un genere in cui magari non si identificano: sono sempre di più le persone che usano l’asterisco o il carattere fonetico schwa (ə, che ha un suono a metà tra la o e la a) per dare una connotazione neutra agli aggettivi (ad esempio car* o carə al posto di cara/caro).
Non sarà semplice abituartici, ma dobbiamo iniziare a familiarizzare con pronomi in bio e termini neutri perché saranno sempre più comuni; dopotutto ci siamo abituatə ad essere taggatə o a followarci sui social riusciremo sicuramente ad abituarci anche all’uso della schwa e a non dare per scontato il genere di una persona, creando uno spazio più inclusivo.
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