Care lettrici, cari lettori,
quando ci siamo messi a scrivere di Queeresima per la prima volta, siamo inciampati nella maestosa complessità di idee e di sentimenti che la nostra redazione ha studiato in questi mesi di lavoro.
E ancora adesso sentiamo tutto il carico di questo lavoro sulle spalle, ma siamo ben felici di portarlo.
Ogni primavera l’associazione ARC scende in piazza per rivendicare i diritti di lesbiche, gay e transessuali. Il solito sindacalismo gay, dirà qualcuno. Una lotta giusta e sacrosanta, dirà qualcun’altro. Quale che sia la verità, quest’anno c’è di più. C’è una riflessione lunga un anno, che mette a frutto le fatiche di tante esperienze, e che ora è pronta per essere discussa insieme a voi.
La Q12 segna il passaggio simbolico dalla giornata mondiale contro l’omofobia, 17 maggio, al gay pride, 28 giugno. E passa per 40 giorni di incontri, cinema, dibattiti e cortei. E il focus, neanche a dirlo, è il rapporto fra religione e discriminazione. Chi si aspetta una lotta senza esclusione di colpi resterà deluso. Chi cerca la guerra resterà disarmato. Lo sforzo di ARC e di questa redazione è un umile lavoro nel sottobosco intellettuale, per mettere a confronto posizioni a volte contraddittorie, a volte perfino grottesche. Leggete quello che scrive la nostra redazione nell’articolo in alto e guardate il secondo in basso. Non vi sembra forse che se ne debba almeno parlare? Ciascuno si farà la sua opinione, questo è lo scopo di un giornale come il nostro, ma quando si legge che la chiesa lascia la libertà a tutti di essere se stessi” e poi che “l’omosessualità è la deviazione dell’anima”, come si fa a non notare l’incoerenza? E come si fa a non notare che, se l’Occidente si basa sulla tradizione cristiana, anche il pregiudizio che lega i gay alla deviazione sia permeato dai santi insegnamenti alla nostra società civile e giuridica? Il tarlo è che la nostra vita sia densa di concetti intrinsecamente omofobi che passano come buoni e giusti. Se così fosse, le conseguenze sarebbero una castrazione della libertà, un ricatto morale spaventoso, e l’incarnazione del senso di colpa in un peccato che in verità non esiste.

Lascio a voi il piacere della lettura.

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