Comunicato stampa – 23 gennaio 2018

Comunicato stampa – 23 gennaio 2018

*** COMUNICATO STAMPA ***

Ogni volta che due o più persone si ritrovano insieme per fare qualcosa, esse sono un gruppo che fa qualcosa. Non un singolo, che può rappresentare sé stesso, o una coppia, che potrebbe avere una relazione, ma una moltitudine di esigenze e desideri, certe volte anche in conflitto tra loro.

L’Associazione Culturale di Volontariato Arc Onlus di Cagliari è un gruppo. E negli ultimi giorni ha sentito la necessità di confrontarsi su alcuni argomenti che sono diventati oggetto di dibattito sui social network. In particolare sulle richieste avanzate da un’associazione in occasione della campagna elettorale.

Premesso che il Movimento LGBT e Queer è storicamente rappresentato da una pluralità di punti di vista, stiamo assistendo, specialmente dopo l’approvazione della legge sulle Unioni Civili (L. N. 76 del 20/05/2016), a una frammentazione di idee, in particolar modo intorno al concetto di autodeterminazione. La quasi totalità del Movimento definisce l’autodeterminazione come la piena facoltà di poter disporre liberamente della propria vita intellettuale e affettiva nel rispetto del prossimo. Di contro, si assiste contemporaneamente alla radicalizzazione di posizioni minoritarie, sempre più estreme, di una parte del Movimento che pretende di determinare le scelte altrui.

Arc ritiene che quello intorno alla GpA (Gestazione per Altri) sia un discorso assai complesso e dibattuto, le cui posizioni non possono essere ridotte a un semplice scontro SÌ vs NO. Tuttavia Arc crede che, laddove sia presente il libero consenso di tutte le persone interessate, sia possibile definire la GpA una scelta pienamente etica. Viviamo in una società civile in cui il legislatore dovrebbe esser capace di regolamentare adeguatamente la pratica della GpA, tutelando così i diritti di tutti i soggetti coinvolti, senza sfruttamento e costrizione, lontano dalle logiche di reificazione e di mercato, fuggendo, infine, da ogni rischio di “medicalizzazione tossica”.

Si ricorda, inoltre, che ogni progetto genitoriale è allo stesso tempo un atto di egoismo e di altruismo. Ogni figlio o figlia nasce infatti da un’azione precisa (sia essa naturale, assistita o meno) e comporta sempre e comunque anche il dovere di miglior cura e crescita delle nuove persone che si ha il desiderio di mettere al mondo.

Nella scena internazionale i diritti umani si spingono verso nuove frontiere che vanno oltre i diritti esplicitamente previsti dalle vigenti leggi italiane. È il caso del delicato rapporto tra disabilità e sessualità, che ha trovato nella sperimentazione dell’assistente sessuale una forma di riconoscimento di nuovi diritti, autodeterminati e rivendicati dalle persone con disabilità. Ogni diritto, compreso quello alla socialità, all’affetto e a una piena realizzazione del proprio corpo e della propria sessualità (largamente riconosciuti in campo sociale e scientifico) comporta una regolarizzazione, finalizzata al bilanciamento degli interessi. Come per la GpA, Arc crede in una assistenza sessuale etica: libera, consapevole e solidaristica, la quale non soddisfi meri profitti economici attraverso la messa in vendita di un corpo oggettivato, ma piuttosto contribuisca alla libera realizzazione affettiva e sessuale, esattamente come quando nel campo del volontariato donne e uomini investono il loro impegno per nobili scopi comuni.

Un’altra tematica assai delicata finita sotto i riflettori è quella della transessualità. È stato chiesto, infatti, che venga negata la possibilità di intervento “con terapie ormonali o trattamenti medico-chirurgici su minori presunti transgender”. Una richiesta che potrebbe sembrare anche lecita e sensata se non fosse che il percorso di riassegnazione di genere, nella sua componente di cambiamento fisico, sia seguito nel suo iter da un’equipe di medici specialisti preparati che agiscono in base all’evidenza scientifica e previo consenso dei genitori o dei tutori legali della persona. È inoltre irrispettoso utilizzare il termine “presunti” nei confronti di persone che, oltre a una prima fase di auto-accettazione, dovranno poi compiere un lungo cammino atto a unificare armoniosamente la propria identità. Bisognerebbe, invece, essere maggiormente consapevoli del fatto che iniziare il processo di transizione (MtF o FtM) durante l’adolescenza garantirebbe una vita migliore e più semplice alla persona stessa.

L’Associazione Arc intende ricordare a coloro che pensano di poter rappresentare la totalità della realtà lesbica italiana che non basta il nome a garantire la rappresentanza. L’identità lesbica è uno splendido mondo vasto e variegato. E l’Arc, nel suo piccolo, è orgogliosa di poterne mostrare un piccolo spaccato anche nel marzo prossimo in occasione della quarta edizione del festival “Le Lesbiche si raccontano”, a cui siete tutte e tutti invitati a partecipare.

Cagliari, 23 gennaio 2018