Precisiamo la nostra posizione in seguito alle polemiche scatenate da alcuni a proposito del laboratorio “Nei panni di…” organizzato nell’ambito dell’iniziativa “Le Lesbiche si Raccontano”, che si terrà domenica 13 marzo presso il Lazzaretto di Cagliari.

Siamo stupefatte dalla violenza mediatica scatenata nei nostri confronti, a volte con toni di minaccia, sulla base di accuse totalmente infondate.

Invitiamo pertanto chi non lo avesse fatto a prendere visione della descrizione dell’attività che abbiamo proposto.

Come è possibile leggere dalla locandina il laboratorio si basa sul gioco simbolico, una delle attività che i bambini e le bambine svolgono piú naturalmente e che favorisce lo sviluppo di capacità cognitive e relazionali. Il gioco del travestimento è una delle attività che piacciono di più ai bambini e alle bambine, perché permette loro di mettersi nei panni degli altri e delle altre, di sperimentare tanti diversi modi di essere.
L’angolo del travestimento è presente in tantissime scuole dell’infanzia, proprio perché è riconosciuto da educatori ed educatrici il suo valore formativo e ludico insieme.

Viste le pesanti insinuazioni ci troviamo a dover specificare che il gioco del travestimento non ha nessuna connotazione sessuale, ma riguarda il mettersi in gioco sperimentando, attraverso l’ausilio di una filastrocca, che anche un bambino potrà fare il tato o il casalingo e una bambina potrà essere sindaca o muratora.

Tra gli obiettivi del laboratorio c’è il potenziamento della libertà di espressione e la messa in discussione degli stereotipi di genere legati alle professioni, che trovano riflesso immediato nell’abbigliamento caratteristico dei mestieri considerati tipicamente femminili o maschili.

L’attività che proponiamo è volta ad aprire uno spazio di riflessione su questi temi. E ci chiediamo se non sia dunque questo ciò che spaventa: che le bambine possano scoprire tutte le loro potenzialità legate al futuro professionale e i bambini possano scoprire di poter sviluppare la propria affettività senza vedere intaccata la propria identità maschile.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras – Studio Psynerghia
Silvia De Simone – Referente Regionale Famiglie Arcobaleno

A questo messaggio delle associazioni che organizzano il laboratorio insieme a noi, premettendo che riterremmo perfettamente opportuno e, anzi auspicheremmo, che gli enti pubblici finanziassero questo genere di attività (che consideriamo utili forme di prevenzione di futuri fenomeni di bullismo, omofobia, misoginia e transfobia), teniamo a specificare che i presenti laboratori inseriti nel cartellone di iniziative de “Le Lesbiche si Raccontano 2016” non sono stati finanziati in nessun modo da enti pubblici o istituzioni.

Tutte e tutti noi abbiamo dato il nostro tempo e la nostra energia gratuitamente. Le risorse necessarie per l’organizzazione sono il frutto delle tante attività di autofinanziamento che ARC e Sardegna Queer svolgono ogni volta che è possibile, oltre che alla collaborazione in forma di volontarie di tante stimate professioniste.

È probabile che a qualche persona poco esperta o male informata questo possa sembrare strano, ma basterebbe anche solo osservare le locandine diffuse in questi giorni per vedere che esistono attività diverse con differenti ringraziamenti.

Speriamo dunque che tutte e tutti, anche chi è più lontano da noi, possa accostarsi con rispetto e voglia di confronto, invece di cercare delle sterili polemiche, forse volte a recuperare un po’ di visibilità politica.

Associazione Culturale e di Volontariato ARC Onlus
Associazione Studentesca Sardegna Queer