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USN | 25.11.2015

@ Società Umanitaria – Cineteca Sarda, viale Trieste 126 (CA)

ore 19.30

proiezione, nella sezione Fuori Concorso, dei cortometraggi Wszystko w Porządku – Everything’s Alright (di Sandeep Rampal Balhara, 26’, Polonia, 2014 – polacco, sott. inglese);

ore 20.10

in occasione di “Differenza è bellezza. Cagliari contro la violenza sulle donne”, proiezione del cortometraggio, nella sezione Fuori Concorso, The Second Closet (di Stefania Mingini Azzarello, 13’, Italia, 2015 – italiano), introdotto dalla Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Cagliari, Elisabetta Dettori;

ore 20.30

proiezione del terzo cortometraggio in finale per il Premio del Pubblico 2015;

ore 21.00

proiezione del cortometraggio Polaroid (A Quintet) (di Roberto Cuzzillo, 9’, Italia/Germania/USA, 2014 – italiano); proiezione del lungometraggio, in anteprima per la Sardegna, Non accettare i sogni dagli sconosciuti (di Roberto Cuzzillo, 70’, Italia, 2015 – italiano) e discussione;

TRAILER
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NON ACCETTARE I SOGNI DAGLI SCONOSCIUTI

titolo internazionale: Don’t Accept Dreams from Strangers
titolo originale: Non accettare sogni dagli sconosciuti
paese: Italia
anno: 2015
regia: Roberto Cuzzillo
sceneggiatura: Roberto Cuzzillo

cast: Giuseppe Claudio Insalaco, Daniel De Rossi
premi/partecipazioni principali: 30° Torino GLBT Film Festival; International Premiere: 30° InsideOut Toronto LGBT Film Festival
 

Non accettare i sogni dagli sconosciuti è nato dall’esigenza del regista Roberto Cuzzillo di esprimersi dopo l’approvazione, nel 2014 in Russia, di una controversa legge anti-gay.

Cuzzillo sceglie la strada della fiction ma non si ferma a questo piano di rappresentazione, inserendo a dialogare continuamente con il suo racconto filmati storici dell’allora Unione Sovietica – vediamo Lenin, Stalin e folle immense – e stralci tratti dalle pellicole di “Maciste”, classico del cinema muto italiano dove il protagonista – appunto Maciste – usa forza e intelligenza per salvare la sua amata. Il meccanismo è presto chiaro: da un lato i tempi d’oro di un machismo che Putin vorrebbe ritrovare (e non è certo estraneo alla cultura italiana), dall’altro la realtà di chi vuole essere se stesso ribellandosi alla obbligata omologazione; ma lottare per mantenere la propria identità è ben diverso a seconda delle latitudini.

Massimo e Vladimir si conoscono a San Pietroburgo (l’uno atleta in trasferta per il breve tempo delle gare, l’altro traduttore) e s’innamorano; parlano, si confrontano, condividono le giornate e i pensieri, ma subito emergono le differenze, una su tutte l’idea di libertà: per Massimo è una dimensione possibile da conquistare mentre per Vladimir è una chimera che gli è stata rubata. Mentre il giovane italiano dispensa i suoi consigli sull’essere se stessi, convinto che “chi ti ama arriva necessariamente ad accettarti”, raccontando tutto sommato la sua condizione felice, il giovane russo descrive una Russia dove gli omossessuali vengono perseguitati, picchiati impunemente per strada, e se il rispetto viene dalla testa e l’odio dal cuore, è il secondo molto più facile da sollecitare. Ed è in questo confronto il valore del film, nell’idea che se un valore è universale esistono molti modi e tempi per raggiungerlo, ognuno adatto, nessuno sbagliato.

[Sara Galignano > cinemaitaliano.info]