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USN | 24.11.2015

@ Società Umanitaria – Cineteca Sarda, viale Trieste 126 (CA)

ore 19.30

proiezione, nella sezione Fuori Concorso, dei cortometraggi Fuori! Ingrid e Lorenza (di Chiara Tarfano e Ilaria Luperini, 18’, Italia 2015 – italiano) e I love Hooligans (di Jean-Dirk Boukou, 13’, Olanda, 2013 – olandese, sott. inglese);

ore 20.15

Roberto Loddo, dell’A.S.A.R.P. – Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, racconta al pubblico di USN|expo l’importante iniziativa del Mese dei Diritti Umani, a cui prendono parte tantissime associazioni sarde, tra le quali ARC Onlus;

ore 20.30

proiezione del secondo cortometraggio in finale per il Premio del Pubblico 2015;

ore 21.00

proiezione del lungometraggio, in anteprima per la Sardegna, A Girl at my Door (di July Jung, 119’, Corea del Sud, 2014 – sott. ita.) e discussione;

TRAILER
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A GIRL AT MY DOOR

titolo internazionale: A Girl at my Door
titolo originale: Dohee-ya
paese: Corea del Sud
rivenditore estero: Fil Rouge Media
anno: 2014
regia: July Jung
cast: Bae Doo-na, Hie-jin Jang, Sae Ron Kim, Seong-kun Mun, Sae-Byeok Song
premi/partecipazioni principali: Un Certain Regard – Festival di Cannes 2015; Asian Film Award 2015 (Miglior attrice a Bae Doo-na); Florence Korea Film Fest 2015 (Menzione speciale della Giuria);
 

La poliziotta Young-nam viene trasferita da Seoul alla stazione di una provincia remota. In paese ci sono solo anziani, pescatori e Jong-ha, un balordo che fa il bello e il cattivo tempo. Jong-ha ha una figlia, la piccola Dee-ho, solitaria e misteriosa, che picchia ogni volta che rincasa ubriaco. Finché non interviene Young-nam in difesa della ragazzina.

Se il circuito dei principali festival cinematografici europei è caratterizzato spesso da racconti di crisi, di disagio, di violenza e abusi domestici, che dividano e facciano discutere, ancor più questo discorso vale per il cinema d’autore della Corea del Sud, dopo che l’apripista Kim Ki-duk ha scioccato le platee con L’isola e in seguito ha continuamente alzato l’asticella del filmabile. Una connotazione che rappresenta anche un limite, un’etichetta forse ingombrante, che accompagna l’opera prima di July Jung, ma che le ha permesso di guadagnare immediatamente uno spazio nel circuito dei festival, agevolato dalla presenza di due volti noti presso il pubblico cinéphile come quello di Bae Doo-na (The Host, Cloud Atlas) e della piccola Kim Sae-ron (A Brand New Life), bambina-prodigio abbonata a ruoli di infanzia difficile e ora divenuta teenager.

July Jung apre il suo racconto esplorando, dal punto di vista dell’auto della polizia che arriva in paese (quasi come il taxi di Travis Bickle in Taxi Driver, un luogo da cui osservare, giudicare e prepararsi a intervenire), una realtà di provincia e i suoi segreti: grazie a pochi ed emblematici scorci di dialogo e inquadrature accorte è possibile comprendere lo scontro, la collisione silenziosa che avverrà tra Young-nam, con i suoi misteri, e gli altrettanto inconfessabili segreti del paese.

Dove le storture ataviche di una società in cui la piaga del sessismo o dell’omofobia sono tuttora presenti e prevalenti, insieme agli eccessi di un padre-padrone convinto di poter piegare la legge a proprio favore. La regista riesce a convogliare temi sociali di attualità (lo sfruttamento degli immigrati clandestini) senza che il messaggio prevalga mai sulla narrazione o sulla messa in scena, facendo sì che diventi un corpo unico e la denuncia agisca sotto pelle.

[Emanuele Sacchi > mymovies.it]