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Ecco il testo dell’intervento del Presidente dell’ARC Carlo Dejana, in apertura del Sardegna Pride 2015:

Dallo scorso Sardegna Pride si sono fatti dei grandi passi avanti verso la parità: attorno a noi il mondo sta cambiando. Pensiamo allo storico “Sì” al referendum sui matrimoni egualitari in Irlanda, o alla rivoluzionaria notizia di ieri, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, come quella del Messico poche settimane prima, ha stabilito che è incostituzionale vietare i matrimoni gay, rendendoli dunque legali in tutto il continente nord americano. Questi, certo, sono solo i due casi più eclatanti: il Parlamento Europeo ha nuovamente invitato tutti gli Stati membri a tener conto, nelle rispettive legislazioni, delle famiglie omoparentali; il matrimonio egualitario è stato permesso in Costa Rica, nelle Isole di Guam, in Groenlandia… tutto questo solo nell’ultimo mese.

Certo, rimangono delle zone buie nel mondo, dove i diritti, anziché avanzare, arretrano: pensiamo ai tanti Stati africani, che procedono con una sempre più spinta penalizzazione dell’omosessualità; o a ciò che accade in Russia e nei suoi “Paesi satelliti”. Eppure, nella stragrande maggioranza delle nazioni, e in particolar modo in quelli che definiamo “occidentali”, il senso di marcia è chiaro e si procede sempre più velocemente. Naturalmente, sappiamo che c’è un Paese europeo in cui nulla è cambiato: è tanto scontato quanto triste specificare che si tratta proprio dell’Italia. Se consideriamo le rivendicazioni del movimento lgbt di quest’anno e le confrontiamo con le stesse dell’anno scorso, di due o tre anni fa, purtroppo vediamo che non sono cambiate di una virgola.

A tutt’oggi, non un solo passo avanti è stato compiuto dal nostro Parlamento. Il disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia giace da più di un anno dimenticato in qualche cassetto del Senato (forse per fortuna, considerando le carenze di quella proposta). Il Governo Renzi continua a rimandare la legge sulle unioni civili: sarebbe dovuta esser approvata entro i primi 100 giorni di Governo, poi entro dicembre, maggio, l’ultimo annuncio è per il prossimo luglio… vedremo. Intanto possiamo dire che la legge attualmente in discussione, la legge Cirinnà, per quanto sia un necessario e auspicabile passo avanti, non elimina le discriminazioni; anzi: crea un nuovo istituto, rivolto solo alle coppie omosessuali, mentre come Sardegna Pride rivendichiamo con forza il superamento di ogni differenza legislativa e l’approvazione di un concreto matrimonio egualitario! E, mentre il nostro Governo dice di prendere esempio dalla legislazione tedesca, la Camera Alta del loro Parlamento ha votato nuovamente una risoluzione che esorta il Governo a approvare proprio il matrimonio egualitario. Quando si dice “essere al passo con i tempi”…

Le richieste del movimento LGBT italiano non sono dunque cambiate, ma nel frattempo se n’è perfino aggiunta un’altra, e di grande rilevanza: siamo infatti estremamente preoccupati dal disegno di legge di riforma scolastica appena approvato al Senato. Gli ampi poteri discrezionali che vengono dati ai dirigenti scolastici, la chiamata diretta e il sistema di valutazione scelto per gli insegnanti, rischiano di minare alle fondamenta la laicità della scuola, permettendo di fatto che si creino dei corpi docenti scelti sulla base degli orientamenti (e dunque anche dei pregiudizi) culturali del dirigente di turno. Forse non ce ne abbiamo ancora preso piena coscienza, ma sul tema dell’educazione è in corso una vera battaglia fra la società civile e le parti più oscurantiste di questo paese. Le stesse forze che l’anno scorso hanno supportato e sostenuto l’affermarsi delle cosiddette Sentinelle in piedi, seppur in netto calo di visibilità da quando le associazioni lgbt hanno per lo più scelto di ignorarle, stanno ora dirottando l’attenzione verso le scuole.

Coscienti forse di essere dalla parte sbagliata dalla storia, pare stiano puntando il tutto per tutto su una partita truccata, che crea nemici inesistenti (quella che loro chiamano “ideologia gender”) e spaccia subdolamente plateali menzogne come fossero scandalose verità. Solo un esempio (che mi ha molto toccato, perché capitato persino nell’asilo dei miei nipotini di 3 e 5 anni): nelle mail e nei gruppi WhatsApp dei genitori si sta facendo girare un messaggio che, con apprensione, informa come a settembre partano corsi gender nelle scuole, i quali prevederebbero (testualmente):

0-4 anni: masturbazione infantile
4-6 anni: masturbazione, la consapevolezza dei propri diritti sessuali
6-9 anni: masturbazione (programmi un po’ monotoni) e autostimolazione, rapporti sessuali, metodi contraccettivi, etc.

E non si creda che sia un caso isolato, perché persino una dirigente scolastica del Lazio ha inviato alle famiglie, su carta intestata del Ministero, il suggerimento a informarsi e partecipare al Family Day, riportando come motivazione questo stesso agghiacciante messaggio. Una dirigente scolastica, quella stessa che un domani con questa legge potrebbe dover scegliere il corpo docente della sua scuola…

Quando si parla di famiglie omoparentali si dice sempre “chi pensa ai bambini”? Bene, questa è una domanda senz’altro legittima. Ma non mi preoccuperei dei bambini delle Famiglie Arcobaleno, che crescono con l’amore di chi ha superato ogni difficoltà pur di averli e vengono educati al rispetto di tutte e tutti: forse dovremmo invece pensare ai figli e alle figlia di quegli incivili, rancorosi e impauriti, che scrivono e inviano messaggi simili, mentendo sapendo di mentire! E la cosa più grave è che purtroppo queste falsità stanno ottenendo preoccupanti risultati: l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e la rete “Ready” delle pubbliche amministrazioni hanno visto la strategia nazionale LGBT per la lotta all’omofobia totalmente bloccata dal Governo e cancellati i finanziamenti per i programmi nelle scuole. O se vogliamo fare un altro piccolo esempio, la prima mossa del neo eletto sindaco di Venezia è stata quella di far ritirare dalle scuole tutti quei libri, come il Pinguino Tango, che mostrano ai bambini che esistono tante famiglie di molti tipi diversi. Come se questo fosse il problema principale di Venezia! Fortunatamente l’amministrazione della nostra bella città si sta muovendo, pur fra mille difficoltà, in senso diametralmente opposto. E così stanno facendo anche tante altre realtà sarde.

Per chiudere vorrei fermarmi un istante sulla nostra Regione. Da poche settimane è stata presentata dal Gruppo Consiliare di SEL una proposta di legge molto avanzata contro le discriminazioni e per il riconoscimento delle coppie di fatto. È stata firmata da tutti i gruppi della maggioranza e anche il Presidente Pigliaru è favorevole: sollecitiamo dunque lui, la Giunta e l’intero Consiglio Regionale a far sì che la Sardegna si affianchi finalmente, in tempi brevissimi, a quelle Regioni italiane che hanno deciso di non stare immobili aspettando il Parlamento e dando così un importante e concreto segnale di civiltà.

Carlo Dejana
Presidente ARC

* ph. Dietrich Steinmetz