ARC_AIDSEcco il testo integrale della messaggio stilato dal Gruppo Prevenzione MST dell’ARC e letto in apertura della tavola rotonda di presentazione della campagna “Scusi, lei dove scende?” tenutasi venerdì 24 ottobre 2014 all’Hostel Marina (Cagliari).

Benvenuti e benvenute a tutte e tutti!

Siamo le ragazze e i ragazzi del neonato gruppo ArcMST che si occupa di tematiche riguardanti le malattie sessualmente trasmissibili all’interno dell’ARC. L’ Arc è una associazione Culturale che da tempo lavora nel campo dei diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) e della sfera di interessi che ci ruota attorno. Siamo qui perché durante la Queeresima 2014, la piattaforma inclusiva culturale che dura 40 giorni e che si conclude con la giornata del Pride, l’Arc aveva bandito un concorso grafico per la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione sulle malattie sessualmente trasmissibili. Conclusosi il 20 giugno, questo vide la premiazione dell’elaborato di Carla Pinna dal titolo “SCUSI, LEI DOVE SCENDE?”.  Un’idea semplice ed efficace, basata sull’immagine della rete metropolitana in cui salta all’occhio la differenza tra due percorsi: uno caratterizzato dalla correlazione tra le varie malattie sessualmente trasmissibili; l’altro, semplice e lineare, che indica l’uso del preservativo come unica soluzione.

Perchè abbiamo deciso di farlo? L’Arc è un’associazione che vive il territorio e che ha un feedback quotidiano con le persone. Le notizie che ci sono arrivate non sono confortanti. Alcune patologie per le quali si era registrata nei decenni scorsi una diminuzione dei casi hanno subito un incremento preoccupante.

Ci siamo chiesti quali potessero essere le cause che hanno portato a questo incremento e anche questa volta il dialogo ci ha dato le risposte. Il costante contatto con gli amici della LILA (Lega Italiana della Lotta all’AIDS) e il dialogo con gli specialisti del settore ha fatto rinascere all’interno dell’associazione quel senso di responsabilità che ci ha spinto a dedicare il nostro interesse e il nostro tempo a una tematica tanto delicata quanto importante. Sappiamo benissimo, per esperienza diretta e per un semplice processo deduttivo, che all’interno dei vari ambiti (tra cui quello scolastico) la curiosità su certe tematiche va a braccetto con l’ignoranza. Non possiamo permettere che continuino a circolare certi stereotipi e che le persone, soprattutto i giovanissimi, navighino in un mare di disinformazione, che porta molti a non proteggersi adeguatamente. Vogliamo che si comprenda più di ogni altra cosa il ruolo fondamentale di una comunicazione efficace con i soggetti. Pensare che un adolescente esperisca il campo della prevenzione solo attraverso il confronto con i coetanei, magari disinformati e dominati da preconcetti sbagliati, è aberrante. Siamo nel 2014: la stragrande maggioranza di malattie che mietevano vittime fino a 20 anni fa ora sono facilmente diagnosticabili e se prese in tempo curabili.  Malattie come l’HIV sono patologie non più letali grazie allo svilupparsi della ricerca. Siamo però reduci da vent’anni di buio totale. La strutturazione delle campagne ministeriali italiane sul tema risale ai primi anni 90. Questa, inoltre, si caratterizzò per dei preconcetti che richiamavano la paura sviluppatasi nel decennio precedente a causa delle numerose morti e dei numerosissimi contagi. Vogliamo ricordare che negli anni Ottanta l’HIV era una malattia sconosciuta e come questa contribuì a stigmatizzare l’omosessuale come persona portatrice di questo tremendo male, rallentando il processo di emancipazione omosessuale avviato in quegli anni. Basta fare riferimento ai primissimi nomi dati alla malattia su famose riviste di pubblicazione scientifica, tra cui “GRID” (Gay Related Immune Deficency) o “Cancro dei Gay”.

La comunità LGBT si è sempre fatta carico di questo enorme peso sociale. Durante i primi anni dell’epidemia solo la fitta rete di associazioni e conoscenze all’interno della comunità stessa si occupava delle persone Sieropositive. Gli stati, infatti, erano assenti e solo una mobilitazione dei gruppi omosessuali portò alla luce il reale problema mettendo al muro i governi. È veramente necessario che ancora oggi siano le associazioni volontarie e i privati cittadini a farsi carico della prevenzione nonché della sensibilizzazione a certe tematiche nei confronti delle fasce più a rischio? Non dovrebbero forse ricominciare a farlo le istituzioni a livello nazionale e locale?

Questa è la domanda principale che ci poniamo e con cui vorremo cominciare questa tavola rotonda.

ARC
Gruppo Prevenzione MST