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Giro di boa per questa undicesima edizione di “Uno sguardo normale”. La giornata di oggi sarà interamente dedicata al tema dell’omosessualità in Africa: innanzitutto grazie alla selezione di opere dell’artista sudafricana Zanele Muholi che è stata allestita nel foyer del cineteatro “Nanni Loy” dalla curatrice Emanuela Falqui e dalla sostenitrice del progetto Valentina Lai; quest’ultima, inoltre, modererà la chiacchierata che, a partire dalle 19.30 circa, si terrà intorno al libro Storie nascoste. Inchiesta sull’omosessualità in Africa di Sabrina Avakian (che purtroppo non potrà esser presente,diversamente da quanto precedentemente annunciato), insieme alla presidente del Pianeta Viola Manuela Fazia e alla dottoressa Isabella Soi dell’Università di Cagliari; seguirà un buffet offerto dagli sponsor sostenitori del Festival e si proseguirà alle 20.30 con il quarto dei sei corti ancora in gara per il Premio del Pubblico 2013 e, alle 21, con la proiezione del documentario ugandese Call me Kuchu, di Katherine Fairfax Wright e Malika Zouhali-Worrall, introdotto dai volontari di Amnesty International Gr. 128 Cagliari (ingresso gratuito con tessera ARC o ARCinema F.I.C.C. 2013).
Ricordiamo che il 20% del costo delle tessere ARC e ARCinema e delle prevendite per la serata di sabato 30 novembre, “Ciak, si giri 2… la seconda volta vi girate voi!” andranno alla raccolta fondi che, in tutta la Sardegna, si sta organizzando per sostenere le zone devastate dall’alluvione della settimana scorsa.
Call me Kuchu
di Katherine Fairfax Wright e Malika Zouhali-Worrall
Uganda – 2012, 87’ (subt. Ita.)
call_me_kuchuIl decreto anti-omosessualità che alcuni gruppi religiosi in Uganda stanno cercando di far passare, chiede l’incarcerazione per gli omosessuali giungendo, in “casi estremi”, anche la pena di morte. In uno stato in cui il 95% della popolazione accetta la criminalizzazione dell’omosessualità, un gruppo di attivisti queer si sta battendo per impedire che questo disegno di legge venga approvato. Questo film descrive la vita di David Katos, il primo attivista dichiaratamente gay dell’Uganda, e dei suoi colleghi. La sua è una vita costantemente pervasa dalla paura di subire un attacco, ma è caratterizzata anche da momenti di festa e felicità. Nel film ci sono anche i sermoni sarcastici e colmi d’odio dei fanatici cristiani, ma ci fa conoscere anche il vescovo Christopher Senyonjo, l’unico esponente del clero a porsi dalla parte della vessata comunità omosessuale, offrendo ai gay la sua protezione durante gli attacchi. Gli eventi prendono una piega tragica quando David Kato viene trovato morto nel suo letto in seguito a un pestaggio. Quando al funerale di Kato il parroco comincia a recitare un odioso sermone anti-gay causando molto frastuono, Senyonjo si fa avanti ancora una volta per dare a Kato una degna sepoltura e per sedare i tumulti della comunità. In modo cautamente aperto, questo film ritrae un ambiente particolarmente omofobico e denso di fanatismo cristiano, che comunque sta contribuendo a rinforzare la comunità LGTB dell’Uganda. (Berlinale, trad. G. Borghesi). Premiato come miglior doc ai Teddy Award 2012 con la seguente motivazione: “La giuria apprezza una storia attuale, intelligentemente e intensamente raccontata, onorando la vita e l’esemplare coraggio di un eroe di tuttii giorni mentre ci espone scioccanti violazioni dei diritti umani. Il suo messaggio è valido a livello globale ed è un invito all’azione.” (cinemagay.it).