In occasione della conferenza stampa, tenutasi al Palazzo Viceregio di Cagliari alle 10 di stamani, di presentazione della Settimana della Cultura Iraniana in Sardegna organizzata dall’Associazione Amici del Libano, l’Arc ha ritenuto importante far presente direttamente all’Ambasciatore Hosseini (purtroppo assentatosi all’ultimo momento) e al Direttore del Dipartimento di Cultura Islamica la propria posizione rispetto alla drammatica situazione delle persone gay e lesbiche nella Repubblica Islamica dell’Iran.

Di seguito il testo del documento presentato, letto in conferenza stampa e consegnato al Direttore del Dipartimento di Cultura Islamica e Presidente del Consiglio Provinciale di Cagliari.

 

Alla cortese attenzione di
S.E. Sayyed Mohamad Ali Husseini
Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia

 

Eccellenza,

Arc è un’Associazione Culturale che dal 1 dicembre 2002 lotta, a Cagliari e in Sardegna, contro le discriminazioni delle persone L.G.B.T. (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender), contro ogni forma di omofobia e transfobia, a favore dei diritti della comunità omosessuale e transgender, e per la promozione della cultura, della storia e dell’arte queer.

Abbiamo la fortuna di essere un’Associazione italiana: questo, nonostante le gravi mancanze del nostro Paese in materia di diritti civili e di superamento delle discriminazioni di genere e di orientamento, ci permette di operare in modo pacifico, scoperto e pubblico. Le nostre iniziative sono spesso organizzate in concerto con istituzioni ed enti pubblici locali, con le scuole e l’università, con altre realtà culturali cagliaritane e sarde, con altre associazioni e con persone che, a livelli diversi, lavorano e promuovono la cultura nel nostro territorio. Possiamo scendere in piazza a manifestare il nostro malcontento verso le politiche conservatrici italiane e contro l’inerzia della nostra classe dirigente che, ancora nel 2013, non ha legiferato sulle aggravanti per reati commessi per odio omofobico, né a favore dei matrimoni e delle adozioni per le coppie omosessuali. Malcontento che è nostro diritto manifestare pubblicamente e che, dunque, il nostro Stato riconosce, anche quando abbiamo portato migliaia di persone in piazza, com’è successo lo scorso anno per il primo Pride in Sardegna, e come succederà nuovamente quest’anno, il 29 giugno.

È frustrante pensare che, invece, in molte parti del mondo, e anche nella Repubblica Islamica dell’Iran, questo non solo non sia riconosciuto né concesso, ma addirittura che le persone omosessuali siano costrette a nascondere in qualsiasi modo e a qualsiasi costo la naturale inclinazione del loro comportamento (“naturale”, appunto, come nel 1990 ha specificato l’Organizzazione Mondiale della Sanità): pena l’accusa, la condanna, la prigionia e, come purtroppo capita spesso di denunciare, la morte, solitamente per impiccagione.

Associazioni umanitarie di massimo peso come Amnesty International promuovono continuamente campagne di raccolta firme per tentare di fare pressione e far annullare alle autorità iraniane queste condanne a morte.

 

Dal Rapporto annuale 2012 di Amnesty International

iran-impiccagioni

Il governo iraniano è divenuto sempre più isolato a livello internazionale e non ha tollerato alcun tipo di dissenso all’interno dei propri confini; i difensori dei diritti umani, gli attivisti per i diritti delle donne e delle minoranze sono stati tra le persone perseguitate. La pena di morte è stata impiegata su scala esponenziale, con il dichiarato scopo di punire i criminali ma anche di intimidire la popolazione. A livello globale, soltanto la Cina ha registrato un maggior numero di esecuzioni.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.  Persone accusate di attività omosessuali hanno continuato a incorrere in vessazioni, perseguimenti penali e pene giudiziarie come la fustigazione e la pena di morte (4 settembre 2011: tre uomini indicati unicamente con le loro iniziali sono stati messi a morte  nel carcere di Karoun, ad Ahvaz, provincia di Khuzestan, dopo essere stati ritenuti colpevoli di sodomia; trattenuto da agosto 2010, Siyamak Ghaderi è stato condannato a quattro anni di carcere e alla fustigazione, colpevole, tra l’altro, di aver postato sul suo blog interviste a persone della comunità lgbt).

Pena di morte. Sono state condannate a morte centinaia di persone, da fonti attendibili almeno 634 esecuzioni effettuate, con molti prigionieri messi a morte in segreto. Migliaia di altri prigionieri erano in attesa di esecuzione.

Alla luce di questi dati e senza voler entrare nel merito dei motivi storici, religiosi, culturali e politici che hanno portato l’Iran a prevedere e a eseguire concretamente la pena di morte per persone che vorrebbero soltanto vivere la propria naturale disposizione caratteriale, emotiva e sentimentale, vorremmo far sapere a Sua Eccellenza e a tutte le altre Istituzioni presenti che Arc, Amnesty International e centinaia di altre associazioni in tutto il mondo continueranno imperterrite a combattere questa battaglia per i diritti umani anche a nome di tutti quei gay e quelle lesbiche iraniani che non hanno voce né possibilità di ribellarsi.

E ci piacerebbe anche che le nostre Istituzioni democratiche italiane, ricordassero sempre, in momenti di incontro come quello di quest’oggi, che ad alcuni importanti Ospiti è necessario, anzi doveroso mostrare con massima fermezza quali siano le posizioni di un paese laico e democratico nei confronti della totale compressione dei diritti civili, della prigionia e dell’esecuzione della pena di morte contro le minoranze di qualsiasi tipo nei loro Paesi.

Ringraziamo Lei e le Istituzioni presenti per l’attenzione e lo spazio che ci è stato concesso, con i più cordiali saluti

il Presidente
Carlo Dejana

Arc
associazione culturale l.g.b.t.
Cagliari