Rispondiamo alla lettera del prof. Macaluso con un misto di stanchezza e senso di responsabilità: stanchezza, perché le posizioni da lui espresse sono le solite che ancora si possono sentire – magari con parole diverse – nei peggiori ricettacoli reazionari e omofobi; senso di responsabilità, invece, perché queste parole vengono da un docente – e di filosofia per giunta! – e dunque da una persona che ha a che fare quotidianamente con l’educazione delle nuove generazioni di cittadine e cittadini. Questo rende molto più inquietante e grave il valore delle sue considerazioni. Il Professore dovrebbe ben sapere, infatti, che quelle che esprime non sono solo ininfluenti opinioni personali, ma precisi argomenti usati storicamente e politicamente per aizzare il disgusto, l’intolleranza e l’odio contro le persone omosessuali e transessuali e loro vite: l’omofobia consiste proprio in questo. E non ci può nascondere dietro una pretesa biunivocità del “rispetto”: vanno forse rispettate le considerazioni di fastidio e odio verso le etnie diverse dalla nostra? Verso le altre religioni? Verso qualsiasi minoranza, quale che sia, che non risponda ai nostri canoni? No. Non si offre rispetto a queste “opinioni”: più semplicemente, si parla di razzismo. Interi e drammatici progetti politici, che hanno umiliato più volte la civiltà umana, sono stati costruiti sul razzismo. Le parole del Professore sono quindi banalmente questo: razziste e omofobe. Libero di esprimerle, per carità: ma non pretenda che non le si bolli per quello che sono, cioè omofobe.

Poi, ahinoi, il Professore fa gran confusione tra questioni di genere e procreazione, di orientamento, di moralità e, addirittura, “decoro”; mescola argomenti sulla presunta innaturalità dell’atto fisico omosessuale (ma viene smentito dalla stragrande maggioranza delle ricerche scientifiche, che annota la normalità dei comportamenti omosessuali nelle specie animali diverse da quella umana) ad altri sull’immoralità e la mancanza di decoro di quei comportamenti (segno di malafede teoretica, poiché la morale e il “pubblico pudore” sono frutto della cultura e non certo innati, e allora le morali sono tutte diverse in base alle culture di appartenenza e possono essere cambiate, vivaddio!, nei processi di evoluzione sociale). Insomma: il Professore fa, più o meno consapevolmente, confusione e cerca di mascherare il suo plateale ribrezzo contro l’omosessualità tout court con pretese ragioni logiche.

Resta allora il dispiacere che a sentire questa esigenza di manifesta omofobia sia uno studioso di filosofia: ha perduto la memoria e il piacere dell’esempio classico? O forse non ha mai avuto stima di Omero, di Saffo e Platone? Solo per citare quest’ultimo, nel tanto evocato Simposio, raccontava per bocca di Aristofane e per mezzo del mito dell’Androgino, proprio della naturalità dell’amore sia nella sua forma eterosessuale, sia nella sua forma omosessuale maschile e femminile. Pare insomma che i filosofi di ieri siano stati molto più moderni e arguti dei professori di oggi.

Associazione Culturale ARC

Comments are closed.