Sabato 05 giugno 2010

Una legge sull’omofobia che produce discriminazioni

L’aggressione al giovane omosessuale romano nella notte tra martedì e mercoledì scorsi riapre la questione relativa alla legge contro l’omofobia. L’umana solidarietà per la violenza subita non si discute, i responsabili vanno puniti, ma ciò non toglie che una legge apposita o che introduca anche solo l’aggravante dell’omofobia davvero non è auspicabile.

La proposta di legge Concia, la C-1658, bocciata, prevedeva l’introduzione nel Codice penale dei reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e trovava la sua giustificazione, tra l’altro, nell’esigenza di recepimento della Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2006. Ogni essere umano ha diritto ad esprimersi liberamente anche in campo sessuale, ci mancherebbe altro, ma cosa diversa è voler fare degli omosessuali una sorta di categoria protetta.

Non c’è chi non veda il paradosso che questo orientamento porterebbe con sé: da un lato significherebbe affermare espressamente la diversità dei soggetti omosessuali rispetto agli eterosessuali, dall’altra, l’approvazione di una legge specifica sull’omofobia porrebbe in essere una vera e propria discriminazione alla rovescia perché le aggressioni nei confronti degli omosessuali non sono, e non dovrebbero comunque essere, considerate più gravi rispetto a quelle subite da un qualunque altro soggetto che omosessuale non sia. Uguaglianza significa anzitutto rispetto delle diversità, nel senso che ad ogni cittadino deve essere garantita la possibilità di esprimere serenamente i propri orientamenti sessuali; ma si deve ricordare che la nostra libertà finisce laddove comincia quella del nostro vicino, e il legislatore ha l’obbligo di considerare alla stessa stregua, senza discriminazione veruna ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione, tutti i soggetti nello svolgimento delle loro attività e nella esplicazione della loro personalità, come pure ha il dovere di trattare e punire allo stesso modo qualsiasi atto di violenza commessa nei confronti degli omo e/o degli etero.

In questa società in continua evoluzione che si arricchisce di nuovi o rivisitati concetti di libertà, o presunti tali, si va instaurando un nuovo modo di concepire la discriminazione che si estende con ripercussioni inversamente proporzionali: o, meglio, si amplia il concetto di libertà, di conseguenza le ipotesi di discriminazione, con il risultato che, alla fine, ci si ritrova con una più vasta gamma di limitazioni alla libertà medesima, ad esempio di quella di esprimere liberamente una opinione, che può essere contraria all’omosessualità, la quale comunque non costituisce la normalità: non tutti condividono il modus vivendi degli omosessuali, e non tutti sono disposti ad assistere ad effusioni pubbliche gay. È necessario rispettare anche la moralità della generalità dei consociati. Nessuna distinzione va operata, men che meno dal legislatore.

GIUSEPPINA DI SALVATORE

 

sabato 12 giugno 2010

Quei diritti ai gay nulla tolgono agli etero

In riferimento al commento di Giuseppina Di Salvatore, “Una legge sull’omofobia che produce discriminazioni”, pubblicato sabato 5 giugno su questa pagina, l’Associazione ARC e l’Ufficio “Nuovi Diritti” della Cgil di Cagliari precisano: nel nostro ordinamento giuridico nessuna norma inquadra l’omosessualità tra le condotte contrarie alla “moralità della generalità dei consociati” (ammesso che un concetto di questo genere possa avere una qualunque valenza giuridica). Non si vede in che misura “il modus vivendi dei gay” possa considerarsi irrispettoso. Il “modus vivendi dei gay” citato dalla Di Salvatore è un quadretto che è stato dipinto negli anni ’50 e oggi è usato solo per le barzellette di infimo ordine; infatti gli omosessuali sono anche lesbiche, sono inseriti/e in tutte le professioni dai meccanici ai giornalisti, e pertanto non è chiaro in cosa consisterebbe tale modus vivendi. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie vent’anni fa, sancendo a livello ufficiale l’impossibilità di definirla contraria alla normalità: la definizione corretta è invece quella di una naturale disposizione del comportamento sessuale umano.

La proposta della parlamentare Paola Concia si prefigge l’istituzione delle aggravanti specifiche per i reati commessi in odio all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Contrariamente a quanto sostiene Di Salvatore, infatti, l’uguaglianza perseguita dagli Stati moderni consiste nella rimozione degli ostacoli che impediscano a tutti l’accesso ad una uguaglianza reale: come nel caso della legislazione a tutela delle donne, dei minori, degli appartenenti a diverse etnie, che non sono fredde “categorie protette” ma minoranze bersagliate da discriminazione nella vita di tutti i giorni oltre che oggetto di violenza proprio in ragione del loro essere donne, minori, persone etnicamente e religiosamente “diverse”. Se l’assunto della Di Salvatore fosse sostenibile, nessuna legislazione a tutela delle minoranze discriminate sarebbe mai stata varata.

Infine, su un terreno davvero informale, ci si chiede in che misura la concessione di un diritto ad una persona gay, lesbica o transessuale possa ledere il diritto di una persona che gay non è. Ce lo si chiede con ingenua e onesta curiosità. Ci si domanda in che modo una persona che si dichiari non omosessuale – e che in nessuna azione, intenzione e persino sogno possa ricollegarsi all’omosessualità così da sentirsi “normalmente” protetta dall’omofobia – possa vedere offesa e oltraggiata la propria libertà dall’istituzione di un diritto privato o pubblico a difesa delle persone omosessuali.

CARLO COTZA – ARC
SANDRO GALLITTU – CGIL
MASSIMO MELE – MOV. OMOSEX SARDO