ARC va in ferie!

Pubblicato il 12 luglio 2010, nella rubrica: Comunicazioni, Riunioni | Commenti: 0

ARC VA IN FERIE!

Le riunioni dell’ARC, Associazione Culturale GLBT di Cagliari, si interrompono per l’estate e riprenderanno regolarmente a settembre, con l’organizzazione della rassegna cinematografica “Uno Sguardo Normale 8” che si terrà la prima settimana di ottobre.

Nel frattempo non perdete di vista le news dell’ARC: durante l’estate partirà il concorso fotografico GLBT 2010 e potrete seguire tutte le discussioni sul nostro profilo facebook (ARC Cagliari) e sul nostro nuovo forum (www.associazionearc.eu/forum) a cui potrete accedere con un veloce registrazione online!

Insomma le riunioni si fermano… ARC no! Arrivederci a tutti e buona rainbow summer a tutte e tutti!


Il matrimonio gay cinque anni dopo

Pubblicato il 12 luglio 2010, nella rubrica: Comunicazioni | Commenti: 1

La Spagna, dal 2005, è all’avanguardia della legislazione che equipara le coppie gay a quelle eterosessuali. Però la legge continua a rimanere appesa a un filo: la sentenza della Corte Costituzionale. Il Partido Popular dovrebbe ritirare il ricorso.

Son passati cinque anni dal giorno in cui è stata approvata la riforma del Codice Civile spagnolo che    consente a due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. Otto giorni dopo l’approvazione, Emilio Menéndez e Carlos Baturìn, dopo 30 anni di unione, si sposarono dando il loro volto a una delle maggiori conquiste in tema di diritti civili in Spagna. In quel momento solo il Belgio, i Paesi Bassi e il Canada prevedevano nella loro legislazione il matrimonio omosessuale e questo trasformava la Spagna – a dispetto della sua tradizione – in un paese all’avanguardia. Da allora molti altri paesi hanno licenziato leggi che equiparavano completamente le coppie omosessuali a quelle eterosessuali: Sudafrica, Norvegia, Svezia e, negli ultimi giorni, l’Islanda, presieduta in questo momento da una lesbica che ha contratto matrimonio la scorsa domenica. Nel mese di maggio anche il Portogallo ha approvato il matrimonio ma con una differenza notevole che esclude l’equiparazione: la legge non prevede la possibilità di adozione. L’Argentina, in ultimo, potrebbe diventare il decimo paese al mondo a permettere le nozze omosessuali se questo mese il Senato ratificherà la legge già approvata dal Congresso.

Esistono inoltre sei territori degli Stati Uniti e il Distrito Federal del Messico (Città del Messico) che consentono il matrimonio omosessuale. La possibilità che l’approvazione si estenda negli Stati Uniti al resto del paese è remota, giacchè in questo momento si è creata una vera e propria schizofrenia giuridica: a fronte dei sei territori che riconoscono le nozze gay, ci son 29 Stati che le proibiscono costituzionalmente e perfino alcuni altri che escludono qualunque tipo di unione civile tra persone dello stesso sesso. All’origine di questo stato di cose c’è l’offensiva neoconservatrice portata avanti dal presidente Bush a partire dal 2004, quando tentò di approvare – senza successo – un emendamento alla Costituzione Federale al fine di proibire espressamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso.. L’emendamento fu nuovamente rigettato dal Senato nel 2006. Però in queste acque agitate, e in piena egemonia repubblicana, ci furono molti stati che approvarono emendamenti alle rispettive Costituzioni proibendo il riconoscimento di diritti a coppie dello stesso sesso. Il caso più complesso fu quello della California, dove il matrimonio gay fu legale durante alcuni mesi del 2008 grazie a una risoluzione del Tribunale Supremo dello Stato. Schwarzenegger promosse allora un emendamento per limitare il matrimonio all’unione tra un uomo e una donna. I californiani approvarono questa proposta con il 52% dei voti, e conseguentemente, i matrimoni celebrati durante il periodo di vigenza rimasero in un limbo giuridico tuttora irrisolto.

In quasi tutti i paesi in cui la questione è stata inserita nell’agenda politica si è riproposta la polemica che tanto aspramente contrappose in Spagna coloro che credevano che l’autentica uguaglianza si sarebbe raggiunta solo inglobando tutte le coppie nella stessa figura giuridica e chi invece obiettava che il termine “matrimonio” dovesse essere riservato all’unione di un uomo con una donna. Non va dimenticato  che al principio degli anni 90, quando iniziò la lotta per i diritti civili delle persone omosessuali, in tutto il mondo sembrava impossibile che si raggiungessero i risultati poi effettivamente raggiunti. I movimenti gay reclamavano leggi che riconoscessero le unioni civili ma quasi nessuno osava parlare di matrimonio. In Spagna, dove si richiese insistentemente una legge sulle coppie di fatto che il Partido Popular bloccò in Parlamento durante la legislatura di Aznar, si iniziò a reclamare il matrimonio “pieno” solo a partire da settembre 2001, quando la sinistra presentò una proposta formale per modificare il Codice Civile.

I paesi che arrivarono “troppo presto” al riconoscimento dei diritti degli omosessuali, pertanto, lo fecero mediante leggi specifiche che instauravano figure giuridiche simili al matrimonio ma distinte da quello. Quelle leggi, inoltre, includevano anche le coppie eterosessuali in modo da attenuare il rifiuto dei settori sociali ultraconservatori. La Danimarca, nel 1989, fu il primo paese a legiferare in questa direzione. La Norvegia e la Svezia approvarono in quel momento leggi sulle unioni civili e più tardi, nella seconda fase della rivendicazione, introdussero l’uguaglianza matrimoniale. Le differenze normative tra queste leggi son numerose, ma la previsione o meno del diritto di adozione costituisce il grande spartiacque.

In Francia il governo socialista di Jospin varò nel 1998 il Patto Civile di Solidarietà (PACS) che non consente ai contraenti, eterosessuali o omosessuali, di adottare. La “civil partnership”britannica, introdotta nel 2004 dal governo Blair, prevede invece gli stessi diritti del matrimonio, compresa l’adozione, e usa un’altra denominazione solo per evitare le connotazioni religiose, come spiegò Gordon Brown. La “Eintragene Partnerschaft” tedesca data al 2001 e venne emendata nel 2004 per ampliare il suo contenuto consentendo, tra le altre cose, l’adozione da parte di uno dei coniugi del figlio biologico dell’altro, ma continua a non riconoscere l’adozione congiunta, mantiene differenze fiscali con il matrimonio e impedisce alle lesbiche di accedere all’inseminazione artificiale.

L’Italia è l’unico paese dell’Europa Occidentale nel quale i diritti civili degli omosessuali non stanno neppure seriamente in agenda politica. Nell’ultimo periodo del governo Prodi ci fu una proposta per disciplinare le unioni di fatto ma il ministro della Giustizia, che apparteneva a un partito di radice ultracattolica, la fece abortire. Attualmente giace in parlamento un’altra proposta, presentata da alcuni deputati del partito di Berlusconi, boicottata dalle stesse proprie fila, che prevedrebbe diritti “leggeri” per i casi di malattia, subentro nel contratto di locazione ed eredità. In Irlanda, l’altro paese europeo nel quale pesante è l’influenza vaticana, il matrimonio è proibito costituzionalmente ma esiste un progetto di legge in parlamento che riconosce, senza adozione e altri diritti matrimoniali, l’unione civile.

Anche la Colombia, l’Ecuador, l’Uruguay e alcuni Stati brasiliani hanno leggi sulle unioni civili che riconoscono diritti alle persone omosessuali. In alcuni casi, come in Colombia, il riconoscimento non venne da una volontà politica bensì da una sentenza che obbligò ad applicare la legge senza discriminazioni. Risulta impressionante che il Cile, uno dei paesi più avanzati del subcontinente americano, non abbia nessuna legge al riguardo. Un senatore del partito di Piñeda ha appena presentato in Senato il progetto dell”accordo di vita in comune” per regolare le coppie di fatto ma mettendo l’accento sui diritti patrimoniali. Non hanno approvato leggi ugualitarie nemmeno i governi di sinistra rivoluzionaria di Cuba, Bolivia e Nicaragua, paese in cui, fino al 2008 esisteva una legge che perseguiva penalmente le relazioni tra persone dello stesso sesso.

Nel resto del mondo la situazione legale degli omosessuali è, quasi senza eccezioni, disastrosa. In Asia e Africa – salvo in Sudafrica – non si ha alcun diritto riconosciuto e ion paesi molto avanzati come Singapore la sodomia continua ad essere un reato. Nell’uno e nell’altro continente, i paesi islamici continuano ad avere leggi repressive. Iran, Yemen, Arabia Saudita, Afghanistan, Sudan, Somalia, Mauritania e Nigeria prevedono la pena di morte e Pakistan e Bangladesh l’ergastolo. Nel resto dei paesi della regione gli omosessuali sono sulle sabbie mobili. Nonostante la tolleranza sociale e il permissivismo più o meno rassegnato dei governi che chiudono un occhio con i gay, permettendo che si riuniscano e perfino che si organizzino, non si intravvede alcun progresso legale. Anzi, al contrario, le uniche riforme legislative che si progettano son repressive, come la legge anti-omosessualità che si discute da mesi in Uganda o il censimento dei gay che si vorrebbe attuare in Kenia con il pretesto di combattere l’AIDS.

In questo turbolento mappamondo la Spagna è un luogo privilegiato. Cinque anni dopo l’approvazione della riforma non si è compiuta nessuna delle profezie apocalittiche di coloro che tanto insistettero per evitarla. Non si è distrutta la famiglia nè son caduti meteoriti dal cielo, Ciononostante, continua a pendere sulla legge la sentenza della Corte Costituzionale che fino ad ora ha atteso un anno in più rispetto ai tempi previsti dalla Costituzione senza che in apparenza nessuno si scandalizzi. Sarebbe bene che quella sentenza arrivasse quanto prima. Ma sarebbe ancora meglio se il Partido Popular, con un gesto di responsabilità e moderazione, ritirasse il ricorso.

Luisgè Martìn*, El Paìs, 3 luglio 2010
Traduzione di Sandro Gallittu

*Luisgè Martìn è uno scrittore; il suo ultimo romanzo è Las manos cortada

Riunione: 7 luglio 2010

Pubblicato il 6 luglio 2010, nella rubrica: Riunioni | Commenti: 0

ARCCome ogni mercoledì, vi invitiamo alla riunione dell’ARC di mercoledì 7 luglio, in via Puccini 51 (angolo via Cimarosa, Cagliari), a partire dalle 20:30!

Durante questa penultima riunione prima della pausa estiva, i gruppi di lavoro formati nelle precedenti riunioni cominceranno a lavorare alle varie iniziative in programma: la scelta del tema e la stesura del bando del concorso fotografico, l’organizzazione della presentazione di un libro a tema e la scelta dei film da trasmettere nell’ottava edizione della rassegna “Uno sguardo normale“!

Prima di andare al Poetto a prendere il fresco… venite all’ARC!

Riunione: 30 giugno 2010

Pubblicato il 29 giugno 2010, nella rubrica: Comunicazioni | Commenti: 0

ARCCome ogni mercoledì, vi invitiamo alla riunione dell’ARC di mercoledì 30 giugno, in via Puccini 51 (angolo via Cimarosa, Cagliari), a partire dalle 20:30!

In questi ultimi appuntamenti prima della pausa estiva, si discuterà dettagliatamente della divisione in gruppi dei membri dell’Associazione per la realizzazione delle varie iniziative in programma, la scelta del tema e la stesura del bando del concorso fotografico 2010 e la scelta dei film da trasmettere nell’ottava edizione della rassegna “Uno sguardo normale“!

Prima di andare ai chioschetti del Poetto… passate all’ARC!

Riunione: 23 giugno 2010

Pubblicato il 22 giugno 2010, nella rubrica: Riunioni | Commenti: 0

ARCCome ogni mercoledì, vi invitiamo alla riunione dell’ARC di mercoledì 23 giugno, in via Puccini 51 (angolo via Cimarosa, Cagliari), a partire dalle 20:30!

Gli argomenti della riunione saranno: la divisione in gruppi dei membri dell’Associazione per la realizzazione delle varie iniziative in programma,  la scelta del tema e la stesura del bando del concorso fotografico 2010 e l’organizzazione preliminare dell’ottava edizione di “Uno sguardo normale“!

Non mancate… abbiamo bisogno delle forze di tutte e tutti!

Botta e risposta su L’Unione Sarda

Pubblicato il 16 giugno 2010, nella rubrica: Comunicazioni | Commenti: 0

Sabato 05 giugno 2010

Una legge sull’omofobia che produce discriminazioni

L’aggressione al giovane omosessuale romano nella notte tra martedì e mercoledì scorsi riapre la questione relativa alla legge contro l’omofobia. L’umana solidarietà per la violenza subita non si discute, i responsabili vanno puniti, ma ciò non toglie che una legge apposita o che introduca anche solo l’aggravante dell’omofobia davvero non è auspicabile.

La proposta di legge Concia, la C-1658, bocciata, prevedeva l’introduzione nel Codice penale dei reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e trovava la sua giustificazione, tra l’altro, nell’esigenza di recepimento della Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2006. Ogni essere umano ha diritto ad esprimersi liberamente anche in campo sessuale, ci mancherebbe altro, ma cosa diversa è voler fare degli omosessuali una sorta di categoria protetta.

Non c’è chi non veda il paradosso che questo orientamento porterebbe con sé: da un lato significherebbe affermare espressamente la diversità dei soggetti omosessuali rispetto agli eterosessuali, dall’altra, l’approvazione di una legge specifica sull’omofobia porrebbe in essere una vera e propria discriminazione alla rovescia perché le aggressioni nei confronti degli omosessuali non sono, e non dovrebbero comunque essere, considerate più gravi rispetto a quelle subite da un qualunque altro soggetto che omosessuale non sia. Uguaglianza significa anzitutto rispetto delle diversità, nel senso che ad ogni cittadino deve essere garantita la possibilità di esprimere serenamente i propri orientamenti sessuali; ma si deve ricordare che la nostra libertà finisce laddove comincia quella del nostro vicino, e il legislatore ha l’obbligo di considerare alla stessa stregua, senza discriminazione veruna ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione, tutti i soggetti nello svolgimento delle loro attività e nella esplicazione della loro personalità, come pure ha il dovere di trattare e punire allo stesso modo qualsiasi atto di violenza commessa nei confronti degli omo e/o degli etero.

In questa società in continua evoluzione che si arricchisce di nuovi o rivisitati concetti di libertà, o presunti tali, si va instaurando un nuovo modo di concepire la discriminazione che si estende con ripercussioni inversamente proporzionali: o, meglio, si amplia il concetto di libertà, di conseguenza le ipotesi di discriminazione, con il risultato che, alla fine, ci si ritrova con una più vasta gamma di limitazioni alla libertà medesima, ad esempio di quella di esprimere liberamente una opinione, che può essere contraria all’omosessualità, la quale comunque non costituisce la normalità: non tutti condividono il modus vivendi degli omosessuali, e non tutti sono disposti ad assistere ad effusioni pubbliche gay. È necessario rispettare anche la moralità della generalità dei consociati. Nessuna distinzione va operata, men che meno dal legislatore.

GIUSEPPINA DI SALVATORE

 

sabato 12 giugno 2010

Quei diritti ai gay nulla tolgono agli etero

In riferimento al commento di Giuseppina Di Salvatore, “Una legge sull’omofobia che produce discriminazioni”, pubblicato sabato 5 giugno su questa pagina, l’Associazione ARC e l’Ufficio “Nuovi Diritti” della Cgil di Cagliari precisano: nel nostro ordinamento giuridico nessuna norma inquadra l’omosessualità tra le condotte contrarie alla “moralità della generalità dei consociati” (ammesso che un concetto di questo genere possa avere una qualunque valenza giuridica). Non si vede in che misura “il modus vivendi dei gay” possa considerarsi irrispettoso. Il “modus vivendi dei gay” citato dalla Di Salvatore è un quadretto che è stato dipinto negli anni ’50 e oggi è usato solo per le barzellette di infimo ordine; infatti gli omosessuali sono anche lesbiche, sono inseriti/e in tutte le professioni dai meccanici ai giornalisti, e pertanto non è chiaro in cosa consisterebbe tale modus vivendi. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie vent’anni fa, sancendo a livello ufficiale l’impossibilità di definirla contraria alla normalità: la definizione corretta è invece quella di una naturale disposizione del comportamento sessuale umano.

La proposta della parlamentare Paola Concia si prefigge l’istituzione delle aggravanti specifiche per i reati commessi in odio all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Contrariamente a quanto sostiene Di Salvatore, infatti, l’uguaglianza perseguita dagli Stati moderni consiste nella rimozione degli ostacoli che impediscano a tutti l’accesso ad una uguaglianza reale: come nel caso della legislazione a tutela delle donne, dei minori, degli appartenenti a diverse etnie, che non sono fredde “categorie protette” ma minoranze bersagliate da discriminazione nella vita di tutti i giorni oltre che oggetto di violenza proprio in ragione del loro essere donne, minori, persone etnicamente e religiosamente “diverse”. Se l’assunto della Di Salvatore fosse sostenibile, nessuna legislazione a tutela delle minoranze discriminate sarebbe mai stata varata.

Infine, su un terreno davvero informale, ci si chiede in che misura la concessione di un diritto ad una persona gay, lesbica o transessuale possa ledere il diritto di una persona che gay non è. Ce lo si chiede con ingenua e onesta curiosità. Ci si domanda in che modo una persona che si dichiari non omosessuale – e che in nessuna azione, intenzione e persino sogno possa ricollegarsi all’omosessualità così da sentirsi “normalmente” protetta dall’omofobia – possa vedere offesa e oltraggiata la propria libertà dall’istituzione di un diritto privato o pubblico a difesa delle persone omosessuali.

CARLO COTZA – ARC
SANDRO GALLITTU – CGIL
MASSIMO MELE – MOV. OMOSEX SARDO 

Riunione: 16 giugno 2010

Pubblicato il 15 giugno 2010, nella rubrica: Riunioni | Commenti: 0

ARCCome ogni mercoledì, vi invitiamo alla riunione dell’ARC di mercoledì 16 giugno, in via Puccini 51 (angolo via Cimarosa, Cagliari), a partire dalle 20:30!

I nuovi argomenti della riunione saranno la stesura del bando del concorso fotografico 2010 e l’organizzazione preliminare dell’ottava edizione di “Uno sguardo normale“! Inoltre, si tireranno le somme della rassegna appena conclusa “Visioni di ordinaria omofobia”.

Vi aspettiamo in tanti: ARC wants you!

AVVISO: rinvio presentazione

Pubblicato il 4 giugno 2010, nella rubrica: Comunicazioni | Commenti: 0

A causa di un problema personale, Daniel Borrillo, autore del volume “Omofobia. Storia e critica di un pregiudizionon potrà essere presente mercoledi 9 giugno 2010, come era in programma in occasione dell’iniziativa “Visioni di ordinaria omofobia”. Per questo  motivo, la presentazione del volume verrà rinviata e il nuovo appuntamento sarà comunicato attraverso il sito internet dell’ARC, la pagina facebook e la mailing-list dell’associazione. Resta invariata, invece, la programmazione del film “Fire” alle ore 21 e l’accesso della mostra “Omocausto. La persecuzione dei triangoli rosa” a partire dalle ore 17,30.

Visioni di ordinaria omofobia

Pubblicato il 31 maggio 2010, nella rubrica: Eventi | Commenti: 0

Triangoli rosaGiovedi 3 giugno 2010, ore 21, proiezione del film “Scene di caccia in Bassa Baviera“, di Peter Fleischmann (Germ. Occ. 1969, 83′), primo lungometraggio a portare sul grande schermo una vicenda di odio e violenza omofobica.

Vi ricordiamo inoltre che, già a partire dalle ore 17.30,  la sala del cineteatro “Nanni Loy” (ERSU via Trentino, CA) sarà aperta per consentire l’accesso alla mostra “Omocausto. La persecuzione dei tringoli rosa“, realizzata dal Circolo ARCIGAY “Nuovi Passi” nel 2005: composta di 15 pannelli realizzati su supporto plastico (70 x 100), la mostra propone ad un buon livello di approfondimento un quadro storico sul nazismo, sull’approccio del fascismo all’omosessualità e sulla persecuzione delle donne lesbiche. Negli ultimi pannelli si introducono sinteticamente le discriminazioni nei regimi comunisti proponendo nell’ultimo l’elenco dei paesi che, al momento della stampa, prevedevamo norme contro l’omosessualità. L’aggiornamento attuale riporta i dati al maggio 2008.

Le iniziative dell’ARC per la Giornata mondiale contro l’omofobia si chiuderanno mercoledì 9 giugno con la proiezione di “Fire“, di Deepa Metha (India 1996, 103′).

Visioni di ordinaria omofobia

Pubblicato il 17 maggio 2010, nella rubrica: Eventi | Commenti: 0

Visioni di ordinaria omofobia

L’associazione studentesca universitARC
in collaborazione con l’associazione culturale ARC e il circolo del cinema ARCinema e grazie ai contributi dell’ERSU presenta

VISIONI DI ORDINARIA OMOFOBIA

iniziative in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia

cagliari, 19 maggio - 9 giugno 2010

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
merc. 19.05, h. 21: “The Laramie Project” (u.s.a., 2002, 97′, sub. ita.)
merc. 26.05, h. 21: “Get Real – Vite nascoste” (g.b., 1998, 108′)
giov. 03.06, h. 21: “Scene di caccia in Bassa Baviera” (germ., 1969, ’83)
merc. 09,06, h. 21: “Fire” (india, 1996, 103′)

[ingresso gratuito con tessera F.I.C.C. ARCinema 2010].

MOSTRA FOTOGRAFICA
prima delle proiezioni, a partire dalle ore 17,30: “Omocausto – La persecuzione dei triangoli rosa” realizzata dall’ARCIGAY.


TUTTE LE INIZIATIVE SI TERRANNO PRESSO IL CINETEATRO “NANNI LOY
“, CASA DELLO STUDENTE (VIA TRENTINO, CAGLIARI).

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